• Quei bollini misteriosi… a che servono le certificazioni in etichetta?

    Da molti anni lavoriamo affinché la qualità dei nostri prodotti sia certificata. Di certificazioni ne esistono molte. Alcune sono richieste per poter lavorare e vendere i propri vini, altre fanno parte di scelte che l’azienda prende autonomamente. Un esempio? Nel nostro caso, la certificazione sulla Carbon Footprint o l’adesione a VIVA Sustainable Wine: entrambe fanno parte del nostro progetto di sostenibilità ambientale. In un caso certificano l’impronta di carbonio, nel secondo un utilizzo ottimale e sostenibile delle risorse a disposizione (acqua, aria, territorio).

    C’è poi un’altra categoria, e riguarda le certificazioni richieste dal mercato, ad esempio per le esportazioni. Come nel caso dei certificati IFS e BRC per le ultime annate dei nostri vini che abbiamo ricevuto di recente. Si tratta di standard qualitativi cui abbiamo aderito da anni e attestano la sicurezza alimentare dei prodotti. Ecco in sintesi il loro significato:

    • BRC: il BRC Global Standard for Food Safety è nato nel 1998 per garantire che i prodotti a marchio siano ottenuti secondo standard qualitativi ben definiti e nel rispetto di requisiti minimi. I principali elementi sono l’adozione del sistema HACCP, di un sistema di gestione per la qualità documentato, il controllo degli standard adottati per gli ambienti di lavoro, i processi, il personale.
    • IFS Food (IFS sta per International Featured Standards): certifica la sicurezza alimentare del vino e la qualità dei prodotti e dei processi durante la lavorazione (incluso l’affinamento, invecchiamento) e l’imbottigliamento in vetro così come nelle bag in box.

    Visto da fuori, probabilmente non ci si immagina quanto lavoro ci sia dietro le certificazioni – documenti da redigere, analisi da effettuare… e tutto questo come se la burocrazia ordinaria cui sono sottoposte le aziende vitivinicole non fornisse già abbastanza grattacapi. E allora perché? A parte i casi in cui è il mercato stesso a richiedere le certificazioni, lo facciamo perché è un continuo stimolo a migliorare – migliorare i nostri vini e anche il modo in cui li produciamo. E poi, perché certificazione vuol dire sicurezza alimentare, e sicurezza alimentare vuol dire qualità.

     

     

  • Cooperativa o Consorzio? Un’infografica per spiegare le differenze

    cooperativa o consorzio

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    Cooperativa o consorzio? Sono in tanti infatti a scambiare queste due parole pensando che si tratti magari della stessa cosa. E quando si cerca informazioni per acquistare il proprio vino preferito può creare confusione e frustrazione, così abbiamo pensato di spiegarlo in questo post.

    Quali sono dunque le differenze tra cooperativa e consorzio, e quali i rispettivi compiti? Li abbiamo sintetizzati in una piccola infografica con pochi elementi che speriamo chiariranno le idee a tutti e risolveranno qualche dubbio.

    Partiamo dagli obiettivi:

    • Una cooperativa, come la nostra, ha uno scopo mutualistico, vale a dire che mette a disposizione dei soci tutti gli strumenti necessari a trasformare l’uva in vino. Ogni socio contribuisce con la sua quota e con le proprie uve. I soci, dunque, non hanno ciascuno una cantina di produzione ma usano tutti la stessa cantina dove sono presenti le attrezzature comuni. Alla fine dell’anno gli utili verranno suddivisi tra i soci.
    • Il consorzio, invece, ha come obiettivo la tutela e la promozione della denominazione di origine per la quale è stato istituito. Proprio per tutelare il prodotto, può effettuare controlli sui prodotti delle singole aziende, incluse le cooperative che ne fanno parte – ciascuno con la sua cantina. Inoltre si fa promotore del territorio attraverso la partecipazione a fiere, l’organizzazione di eventi, ecc.

    Immagine

    • I vini della cooperativa sono accomunati dallo stesso logo e della stessa immagine. A volte le etichette si possono differenziare per linea di produzione o canale di vendita (ad esempio supermercati anziché ristoranti) ma in generale tutti i soci di una stessa cooperativa avranno i vini con lo stesso logo aziendale.

    • Nel caso del consorzio, invece, ciascun produttore mantiene la propria immagine, anche sulla bottiglia. Non a caso se si va allo stand di un consorzio di tutela, si troveranno bottiglie di tante aziende diverse con immagini molto diverse tra loro.

    Distribuzione

    • Una cantina cooperativa si occupa di vendere i vini che produce. Così i soci che ne fanno parte contribuiscono con le loro uve, ma, una volta fatto il loro lavoro in vigna, non si devono preoccupare della commercializzazione e del marketing del vino. Ci penserà direttamente la cooperativa, distribuendo poi gli utili tra i soci.

    • Il consorzio, invece, pur occupandosi della promozione, non si preoccupa della vendita. Non è questo il suo compito: così anche a una fiera internazionale, saranno le singole aziende a contrattare con gli importatori – il consorzio avrà solo il ruolo di creare queste occasioni di incontro.

  • VII Corso di Formazione: Appassimento delle uve e qualità dei vini

    Siamo molto felici di ospitare, tra poco più di un mese, il VII Corso di Formazione sull’Appassimento delle Uve e Qualità dei Vini sul tema Identità, Territorio e Tecnologie dei Vini Passiti organizzato da Università della Tuscia, DIBAF, Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali, Laboratorio di Postraccolta (LAPO) in collaborazione con Coldiretti Grosseto e Assoenologi oltre a noi come padroni di casa.
    Il corso si terrà da mercoledì 21 novembre a venerdì 24 novembre ed è riservato a un numero chiuso di 30 partecipanti (il ricevimento della scheda di iscrizione determinerà il raggiungimento del numero).

    Il programma del corso di formazione include numerosi interventi (vedi programma dettagliato) oltre a un minicorso Scuola Potatura della Vite e un seminario sugli spumanti metodo Charmat. Rispetto alle passate edizioni si è arricchito ulteriormente grazie all’intervento di relatori stranieri che presenteranno alcuni casi internazionali di appassimento.

    Scadenza per l’iscrizione: 31 ottobre

    Il corso di formazione è autorizzato dall’Assoenologi a fornire i 2 crediti di formazione per ogni giornata. Per il riconoscimento crediti, i soci Assoenologi, dovranno fare richiesta alla email: formazione@assoenologi.it, inviando l’attestato di partecipazione. Inoltre gli studenti universitari del corso di laurea in Tecnologie Alimentari ed Enologiche dell’Università della Tuscia, avranno l’opportunità, grazie a questa partecipazione, di avere più punti in sede di laurea.

    A questo link trovate il programma completo e tutte le informazioni per iscriversi.

  • Ricette autunnali e vini dalla Maremma

    zucca e zuccheÈ arrivato l’autunno. Tempo di accendere il caminetto, per i fortunati che l’hanno in casa, e rinnovare il menu casalingo tenendo conto degli ingredienti di stagione. Tra questi, le ricette autunnali prevedono in particolare l’uso di castagne, zucche e funghi.
    E quale vino scegliere? In realtà, ognuno di questi prodotti ha caratteristiche che richiedono attenzione nell’abbinamento.

    Partiamo dalla zucca

    A prescindere da come la cuciniamo, la zucca ha notoriamente una spiccata tendenza dolce. Tant’è vero che nel mantovano la sposano con un po’ di Grana Padano e di amaretti per bilanciarne la dolcezza. E in generale la zucca che si tratti di uno sformato o di un risotto, verrà arricchita con un formaggio ma anche un po’ di salsiccia, e aromatizzata con erbe come salvia e rosmarino (magari gratinata).
    Una vellutata di zucca, arricchita con un po’ di Parmigiano Reggiano, amaretti sbriciolati e qualche strisciolina di guanciale soffritto riempirà la casa di aromi e di calore a contrastare l’autunno. Qui invece trovate tre ricette semplici: zucca al forno con la provola, gratinata, oppure con i fagioli.
    E gli abbinamenti? Per gli abbinamenti si punterà a vini che tengano conto delle ricette nel loro insieme. Ad esempio se alla zucca aggiungiamo del formaggio e delle erbe, l’abbinamento suggerito cadrà su un bianco aromatico e fresco al tempo stesso, dove l’aromaticità si sposerà con quella della ricetta, e la freschezza bilancerà la grassezza del formaggio e la dolcezza della zucca. Ad esempio con un Viognier. Ma pure un rosso leggero andrà bene, soprattutto se alla zucca si aggiunge un po’ di salsiccia, o i tortelli di zucca si servono col ragù, un po’ come si fa in Maremma con quelli di ricotta. E allora benissimo questo, tra i nostri Morellino di Scansano.

    Anche le castagne fanno venire in mente subito l’autunno

    castagneChe le abbiate raccolte voi stessi andando in giro per boschi, o acquistate più comodamente in un negozio di frutta e verdura, basta metterle in una padella bucata sopra il fuoco o abbrustolite nel forno per fare subito autunno. E allora non possono mancare nelle nostre ricette autunnali. Come abbinarle? Il più classico, ormai, degli abbinamenti, è il Novello, che uscirà proprio nelle prossime settimane. Ma in Maremma di ricette ce ne sono tante. Ad esempio si usa fare il Coniglio in padella, arricchito poi con un po’ salsiccia e le castagne precedentemente abbrustolite. Oppure le quaglie farcite con le castagne (bollite prima, schiacciate in una purea, e mischiate con un soffritto a cui vengono aggiunte anche un po’ di prugne). In entrambi i casi, l’abbinamento può andare con un rosso di media struttura, come il Morellino di Scansano Roggiano, ad esempio, ma anche il Vin del Fattore Governo all’Uso Toscano. E se invece le castagne le volete usare per farcire i tortelli, allora vanno di nuovo bollite, e per fare la farcia impastatele con uova, spezie e qualche seme di finocchio, da aggiungere anche alla fine della cottura, col burro fuso. È una ricetta antica maremmana, diffusa ancora oggi attorno a Saturnia.

    E con i funghi?

    Anche i funghi non possono mancare tra le ricette autunnali. I funghi, quando si parla di abbinamento, sono una questione delicata, perché sono proprio loro che sonoporcini delicati! I funghi infatti non vanno d’accordo con vini aspri o molto tannici o amarognoli. Per questo, ad esempio con una zuppa di funghi, magari servita su crostini di pane raffermo, meglio optare per un Rosato, o ancora un bianco morbido come il Bianco di Pitigliano o il Trebbiano. Ma se invece la ricetta si fa più ricca, e magari include anche il re dei funghi, il porcino, come nei tagliolini ai funghi porcini, o in un risotto magari sfumato col vino, o ancora con la polenta, allora benissimo anche il Morellino, e persino una Riserva come il nostro Sicomoro, o il Roggiano Riserva, dove i tannini sono anzi ammorbiditi dall’affinamento in botte. E questo vale anche per una ricetta più semplice, ma ugualmente gustosa, come i porcini alla griglia, dove è la cottura, a rendere più “forte” il piatto.

  • Il nostro progetto di innovazione in vigna e sostenibilità ambientale in Maremma

    Giuseppe Mantellassi, Benedetto Grechi, Marco BruniNe abbiamo accennato online, ne hanno già parlato alcune testate: la settimana scorsa abbiamo lanciato un progetto di innovazione che prevede l’uso di nuove tecnologie e soluzioni per ridurre l’impatto ambientale in vigna e in cantina.

    Chi sono i protagonisti?

    Il progetto nasce da un bando della Regione Toscana a cui abbiamo partecipato come capofila e nel quale siamo felici di aver coinvolto anche altre realtà della zona: Fattoria Mantellassi, Fratelli Bruni e Azienda Montauto. Oltre a loro, c’è pure il supporto del Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano Docg. Il progetto è stato redatto da Daniele Schirru, un bravissimo agronomo che in questi anni si è specializzato nella progettazione, e vede la collaborazione di due istituzioni accademiche molto importanti: l’Università della Tuscia e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sotto la direzione scientifica del professor Fabio Mencarelli. Insomma, stavolta i Vignaioli del Morellino di Scansano che già da soli sono un bel gruppetto di oltre 150 soci, sono accompagnati da una ricca squadra. Del resto, l’ha ricordato pure il nostro Benedetto Grechi, è solo in squadra che si riesce, di questi tempi, ad affrontare il mercato. Come Vignaioli fare squadra fa parte del nostro DNA, così come lavorare a favore del territorio. Insomma, questo è stato un passo più che naturale.

    In cosa consiste il progetto di innovazione in vigna?

    Il progetto inizia in queste settimane e avrà una durata di due anni. Durante questo periodo verranno implementate le tecnologie allo studio del Prof. Fabio Mencarelli dirige il team di ricercatori che stanno partecipando a questa iniziativa di ricerca. Le innovazioni si dividono in tre ambiti principali:

    1. uso dell’ozono, in vigna e in cantina
    2. uso di droni per monitoraggio dei vigneti
    3. uso di sensori e schede Arduino (se non sapete di cosa si tratta, non temete, lo spieghiamo tra poco)

    trattoreA cosa serve l’ozono in vigna e in cantina

    L’ozono è un gas la cui formula è O3, vale a dire che è formato da 3 atomi di ossigeno. Il suo interesse, in questo ambito, dipende dal fatto che ha una funzione disinfettante e sanificante sulle foglie. E induce anche una maggiore resistenza sulla pianta. Per questo l’idea è quella che, trattando piante e grappoli con l’ozono, sarà possibile mantenerli in salute usando questo gas in alternativa ai trattamenti chimici. In questo modo, poiché ozono non lascia residui, sarà possibile trattare le piante senza danneggiare l’ambiente, anzi. L’ozono, una volta usato, torna ossigeno. Inoltre, proprio perché l’ozono non lascia residui, sarà possibile fare trattamenti in vigna anche a ridosso della raccolta, senza alcun rischio per il consumatore finale.

    Attenzione: poiché l’ozono è un gas instabile, viene non viene spruzzato direttamente sulle piante ma al momento il prototipo usato prevede l’uso di acqua ozonata mentre si sta studiando un altro strumento adatto.

    Al tempo stesso, l’ozono potrà essere usato in cantina sia per ridurre o eliminare l’impiego di solfiti nel vino, sia per disinfettare e sanificare gli ambienti e gli strumenti per la vinificazione e la maturazione. Ancora una volta, il fatto che l’ozono non lascia residui permetterà un più facile recupero delle acque utilizzate in queste operazioni. Insomma, anche in questo caso la gestione delle risorse sarà ottimale.

    L’uso dei droni in vigna

    Negli ultimi anni sta prendendo piede anche un’interessante branca delle scienze agrarie che vede l’utilizzo di applicazioni tecnologiche come i droni all’interno del campo. Attraverso droni è possibile monitorare a costi molto più bassi che in passato il vigneto. Per motivi di terreno, posizione, esposizione al sole, ogni vigneto è infatti diverso dall’altro. Non solo, a volte ci possono essere delle differenze anche all’interno dello stesso vigneto: può cambiare il tipo di terreno, può cambiare anche il livello di umidità da un filare all’altro.

    Il drone usato in questo progetto è capace di mappare un ettaro di vigneto in 6 minuti. Attraverso una camera iperspettrale e uno scanner 3D, fotografa il vigneto pianta per pianta ricavando informazioni relative a vigoria, stress idrico e altri dati fisiologici. Le mappe create dal drone saranno poi assemblate in un mosaico a formare il totale del vigneto grazie a dei punti di riferimento sul terreno chiamati ground control point.

    scheda arduinoSensori e schede Arduino per monitorare il vigneto

    Oltre al drone utilizzeremo anche altri microsensori a basso costo collegati a una scheda Arduino. Arduino è una scheda elettronica che, collegata a sensori e altri strumenti, permette di creare dei prototipi per hobby o per motivi professionali come nel nostro caso. Una curiosità: è stata inventata in Italia, e prende il nome da un bar di Ivrea dove si vedevano i fondatori di Arduino per discutere di questo progetto. Per intenderci, se la adottiamo a casa, ci può permettere di creare a casa un sistema per accedere le luci automaticamente quando arriva il crepuscolo. Nel nostro caso, invece, le schede Arduino, collegate a dei microsensori, serviranno a monitorare nel dettaglio il vigneto creando delle stazioni microclimatiche che archivieranno tutti i dati su una scheda di memoria SD (come quelle delle fotocamere) per poi comunicarli via Bluetooth agli operatori, anche a distanza. Inoltre sarà possibile attraverso uno spettrometro NIR collegato al computer, anch’esso mostrato durante l’evento di mercoledì, fare un’analisi prossimale delle foglie e dei grappoli.

    Tutti questi dati raccolti attraverso i dispositivi Internet of Things, Internet delle Cose, permetteranno di costruire una mappa di prescrizione, una mappa che conterrà tutte le indicazioni per impostare il trattore e intervenire solo dove necessario.

    Impatto ambientale minimo, massima sostenibilità economica

    La sostenibilità ambientale è essenziale. E’ il modo che ci garantisce di assicurare alle prossime generazioni un futuro quanto più possibile salutare. Ma l’attenzione all’ambiente, per essere davvero portata avanti nel tempo, deve avere anche un riscontro economico. Per questo le innovazioni che oggi stiamo sperimentando nel vigneto e che speriamo possano in un futuro arrivare anche a vantaggio di altre aziende sono importanti. Perché riducendo l’uso di trattamenti chimici, assistendo la pianta solo quando e dove necessario, riduciamo l’impatto ambientale e riduciamo anche i costi. In altre parole, essere attenti all’ambiente vuol dire anche essere più efficienti. E tutto questo con un vantaggio finale per il consumatore che potr? assaggiare un vino attento all’ambiente, buono, e a prezzi accessibili.

  • Lavori in corso

    lavori in cantinaIn questi giorni i grappoli in vigna sono tutti già ben formati. Queste sono le settimane in cui gli acini crescono, e pian piano iniziano a virare di colore, da verdi che sono. Mentre in vigna si segue passo passo questa crescita, questa maturazione, anche in cantina ci stiamo preparando.

    Negli anni passati, infatti, avevamo lanciato un progetto. Si chiamava “Non svendere le tue uve”. Per combattere le difficoltà dei piccoli produttori locali che non facevano parte della nostra cantina e che per recuperare almeno in parte gli sforzi fatti in vigna erano costretti a svendere le loro uve agli imbottigliatori, avevamo proposto di acquistarle noi, quelle uve. A un prezzo di tutto rispetto. Un prezzo da uve di qualità. A un patto: che questi piccoli produttori pur non facendo parte della nostra cooperativa seguissero le regole ferree cui sono sottoposti i nostri soci. Il nostro obiettivo era semplice: offrire un motivo a questi piccoli produttori indipendenti per lavorare bene, valorizzando il loro operato anche economicamente. Perché il lavoro va pagato e valorizzando il lavoro delle persone, si valorizza pure il territorio di cui fanno parte.

    il nuovo silos

    il nuovo silos

    Ma come cooperativa il nostro operato deve ovviamente focalizzarsi sui soci. Per questo dopo anni in cui la base sociale della nostra cooperativa era ferma, abbiamo scelto di estenderla. Da quest’anno abbiamo accettato dei nuovi soci nella nostra cantina, soci che ora contribuiscono con 100 ettari aggiuntivi al vigneto complessivo dei Vignaioli del Morellino di Scansano (con un incremento atteso del 20% della produzione).
    Al tempo stesso abbiamo deciso di dare la possibilità ai soci più piccoli che già facevano parte della cooperativa, di estendere pure loro il loro vigneto: a quelli che hanno meno di 3 ettari abbiamo dato la possibilità di aumentare l’estensione del loro vigneto, rendendo più sostenibile la loro produzione. Questo ci permetterà di tenerci sempre sotto i 4 ettari di vigneto per socio – un vigneto piccolo, a garanzia ulteriore della qualità delle uve. Ma, soprattutto, ci permetterà di continuare il nostro ruolo di stimolo e supporto per l’economia locale e per la popolazione di queste zone – un ruolo a cui teniamo particolarmente.

    E per poter ricevere in cantina le uve aggiuntive che verranno da questi nuovi 100 ettari, ecco che ci siamo messi all’opera in cantina e proprio in questi giorni stiamo allargando gli spazi dedicati alla ricezione delle uve. In attesa della vendemmia 2016.

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  • La Madonna della Botte di Scansano

    madonna-botteA Scansano, ai limiti del paese, c’è una chiesa a cui la gente di qui si riferisce come alla chiesa della Madonna della Botte. Se venite da Magliano in Toscana o da Manciano e Saturnia la troverate all’entrata del borgo, sulla destra. Se invece venite da Grosseto, il borgo lo dovete attraversare praticamente tutto, e la chiesa sarà sulla sinistra.

    Il nome ufficiale della chiesa, quello che troverete nelle indicazioni, è Chiesa della Madonna delle Grazie e l’attuale edificio è stato inaugurato nel 1867 su progetto di Luigi Vannuccini. Ma prima di questo edificio di culto in stile neoclassico, con la sua torre campanaria e l’interno piuttosto minimalista, c’era stata una cappella più piccola, costruita all’inizio del Seicento. La cappella dell’epoca andò distrutta a causa di un’alluvione che nel 1862 colpì il paese. Fortunatamente si riuscì a salvare il dipinto che tuttora è posto sull’altare della chiesa. Rappresenta appunto la Madonna delle Grazie, ed è stato attribuito a un pittore senese influenzato da Alessandro Casolani.

    madonna-botte1Perché allora gli scansanesi si riferiscono a questa, come alla Madonna della Botte? Se guardate l’immagine infatti di botti non ve ne pare essere traccia. Ma il mistero è presto risolto, si fa per dire: narra infatti la leggenda che il quadro sarebbe stato ritrovato proprio in una botte, che per qualche miracolo rotolò esattamente nel luogo dove poi venne eretta la cappella. E si sa, in questa terra di Morellino, le botti infondono per definizione un po’ di simpatia. Così anche oggi questo nome è quello con cui popolarmente ci si riferisce sia al dipinto che e alla chiesa.  Se venite in Maremma e passate per Scansano, non dimenticate di includere anche questa chiesa nelle cose da vedere.

    Scopri i luoghi da visitare in Maremma, come la Porta Grossetana, da cui è ispirato anche il nostro logo, il Castello di Montorgiali, la Villa dell’Aia Nova.

  • Sul blog americano Wineloverspage, Cornelius Duarte parla del nostro Vin del Fattore

    Sul blog Wineloverspage.com, il blogger Cornelius Duarte parla del nostro Governo Toscano IGT Vin del Fattore. Di seguito la traduzione del suo bell’articolo.

    Ritorno al futuro nel vino italiano

    scansano2-photoIn passato, quando gli agricoltori raccoglievano le uve, lasciavano i grappoli meno maturi sulla pianta. I grappoli maturi erano raccolti successivamente e fermentati. Dopo 6-8 settimane si raccoglievano i rimanenti, venivano poi pressati e aggiunti all’uva già in fermentazione per cominciare un secondo turno di fermentazione e aiutare la fermentazione malolattica. Di conseguenza si riusciva a usare meglio l’uva e si otteneva un vino più morbido e fruttato che era pronto per essere bevuto prima del normale Morellino di Scansano. Per i poveri agricoltori, questo era molto importante.

    Il vino che ho assaggiato era un 2014 Governo All’Uso Toscana IGT, un blend di Sangiovese (85%) e Merlot (15%). Distribuito come Vin Del Fattore Sangiovese Toscano, questo vino in futuro avrà solo uve Sangiovese. Nel 2014, problemi con l’annata hanno reso necessaria l’aggiunta del Merlot. Le uve di Merlot sono state raccolte e poste in casse aerate dove hanno perso il 15% del loro peso. Il Sangiovese è stato raccolto a mano e vinificato a bassa temperatura con una macerazione sulle bucce di 4-6 giorni. Dopo aver perso il peso desiderato, le uve di Merlot sono state pressate e poi dopo aver raggiunto la piena fermentazione sono state aggiunte alle uve di Sangiovese già fermentate. È partita una seconda fermentazione con la fermentazione malolattica iniziata al termine della fermentazione primaria. La maturazione è andata avanti per tre mesi in contenitori di acciaio inox.

    Detto questo, com’era il vino alla degustazione? Il Governo ha un colore rubino intenso con un naso di frutta e spezie. Al palato ha una media struttura ed è secco con un finale molto lungo e pieno. Gli ho dato 90/100 e sono curioso di assaggiare il 2015 che dovrebbe essere più strutturato. Il Governo è un ottimo accompagnamento per piatti a base di carne o primi piatti con sughi di carne. Dovrebbe essere bevuto entro 2-4 anni. Un’altra grande proposta dai Vignioli del Morellino di Scansano. A partire da febbraio 2016 è disponibile da Astor Wines a New York.


  • La Pasqua in Maremma tra sacro, profano e mangereccio

    A Pasqua in Maremma è tradizione colorare le uova e farle benedire

    Fonte Pixabay

    La Pasqua si avvicina e porta con sé tutta una serie di tradizioni, alcune marcatamente legate alla religione, altre meno. E visto che da buona consuetudine italiana le feste si celebrano anche a tavola, ecco un breve racconto di come è celebrata la Pasqua in Maremma, nelle cerimonie ma pure col cibo.

    Processioni e riti religiosi

    La Settimana Santa è per tradizione ricca di cerimonie che riprendendo i momenti topici del Vangelo, preparano i fedeli alla celebrazione pasquale. Queste tradizioni cominciano con l’inizio della quaresima e raggiungono l’apice nei giorni a ridosso della Pasqua. È il caso in Maremma della veccia (la vicia sativa), una leguminosa spontanea che viene tradizionalmente piantata all’inizio della quaresima e, coltivata al buio per farla diventare bianca, viene poi portata in chiesa il Giovedì Santo per abbellire l’altare. Tra le manifestazioni religiose che si svolgono in giro per la Maremma grossetana abbiamo poi la processione del Cristo morto, che si tiene in molti paesi, da Castel del Piano a Porto Santo Stefano, da Santa Fiora a Tirli passando ovviamente anche per Scansano. Durante la processione, al sottofondo funereo delle bande, i fedeli portano a braccia il Cristo. Altre rappresentazioni rievocano invece la passione e la Via Crucis, come a Roselle o Montorgiali. A queste si aggiungono i festeggiamenti della Domenica di Pasqua, come a Porto S. Stefano dove all’alba durante la processione si attraversa il paese e benedice il mare.

    La benedizione delle uova

    Tra i riti che precedono la festa della Pasqua in Maremma c’è pure quello della benedizione delle uova, nel giorno del Sabato Santo. L’associazione tra uova e festività pasquali c’è sempre stata. In realtà, ancor prima del cristianesimo l’uovo simboleggiava la rinascita della natura, il passaggio dall’inverno alla primavera. Come in tante altre occasioni il cristianesimo ha preso a prestito tradizioni preesistenti e le ha fatte proprie. E infatti la simbologia dell’uovo anche oggi è diffusa ben oltre i confini del cristianesimo: le uova sode appaiono ad esempio anche sulla tavola del Nowruz (nuovo giorno), le celebrazioni per il nuovo anno che in Iran e Afghanistan coincidono con l’equinozio di primavera.
    E in una cultura povera e contadina come quella maremmana, l’abbondanza delle uova in primavera diventava insomma un simbolo di ricchezza, un felice auspicio.

    La colazione pasquale

    schiacciata dolce tipico della Pasqua in Maremma

    La pizza di Pasqua nella versione di Tamara Giorgetti del blog Un pezzo della Mia Maremma.

    Come tradizione diffusa in giro per l’Italia, anche in Maremma è consuetudine festeggiare con la colazione pasquale. In questa occasione la tavola della colazione, un pasto che troppo spesso oggi consumiamo in fretta, si addobba da festa e tutta la famiglia si riunisce. Si tirano fuori i piatti e le posate delle grandi occasioni e sulla tavola appare un tripudio di prelibatezze: uova, capocollo e altri salumi, e poi la schiaccia (chiamata altrove in Toscana schiacciata), una focaccia dolce, ma poco dolce, che si abbina perfettamente con i salumi e viene preparata anche questa con abbondante uso di uova. La schiaccia è un dolce dalla lunga lievitazione (secondo alcune ricette ci vogliono circa 24 ore!), una sorta di pane dolce aromatizzato con l’anice, anche se poi, come spesso accade con ricette come questa, ogni località e ogni famiglia ha finito poi per fare la sua versione speciale. Ad esempio, nel blog dei Maremmans, Paola racconta la ricetta che è riuscita a recuperare chiedendo in giro ad amici e parenti; Tamara ne propone un’altra versione sul suo blog Un pezzo della mia Maremma in cui parte dal poolish, mentre Giovanna, in Acquacotta e Fantasia, di impasti ne fa addirittura cinque.

    E con il Morellino di Scansano?

    Beh, per chi vuole proseguire la giornata della Pasqua con un bel pranzo, o magari fare una scampagnata il Lunedì dell’Angelo, di ricette da preparare ce ne sono in abbondanza. Ad esempio con l’agnello, come da tradizione. Ne abbiamo raccontata qualcuno in quest’altro post, con i vini consigliati con ogni ricetta. Oppure la pasta fresca all’uovo, come i tortelli maremmani, che magari non saranno tipicamente pasquali, ma insomma, per i tortelli ogni occasione è giusta!

  • Il nostro Morellino di Scansano Sicomoro candidato agli Oscar del Vino

    Avevamo chiuso il 2015 con una splendida degustazione presso l’Hotel Cavalieri di Roma, organizzata da Bibenda e guidata da Daniela Scrobogna. È stato un successo: c’erano davvero tante persone ad assaggiare i nostri vini e a scoprire il pezzo di Maremma che abbiamo portato a Roma in quell’occasione. Tante le domande fatte ai nostri Benedetto e Sergio, tanto l’interesse dimostrato durante tutta la degustazione per i nostri vini e il nostro territorio.

    Con l’inizio di quest’anno, poi, è arrivata una lietissima notizia da Roma. Siamo infatti molto orgogliosi di annunciarvi che il nostro Morellino di Scansano Docg Riserva Sicomoro 2011 è stato selezionato dall’Accademia degli Oscar 2016 come candidato a un premio a cui teniamo molto, quello come Miglior Vino di Grande Qualità Prezzo. Per una cantina come la nostra, che da sempre s’impegna a offrire grande qualità a un ottimo prezzo, questa candidatura ha un significato speciale, come potrete immaginare.

    Per questo chiediamo a tutti quelli tra di voi che frequentano le nostre pagine, di votare affinché il nostro Sicomoro vinca l’oscar qualità prezzo sul sito di Bibenda. Potete farlo a questo link. I vincitori di ciascuna categoria verranno poi annunciati a fine aprile a Roma. Grazie a tutti del vostro sostegno!

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