• La Madonna della Botte di Scansano

    madonna-botteA Scansano, ai limiti del paese, c’è una chiesa a cui la gente di qui si riferisce come alla chiesa della Madonna della Botte. Se venite da Magliano in Toscana o da Manciano e Saturnia la troverate all’entrata del borgo, sulla destra. Se invece venite da Grosseto, il borgo lo dovete attraversare praticamente tutto, e la chiesa sarà sulla sinistra.

    Il nome ufficiale della chiesa, quello che troverete nelle indicazioni, è Chiesa della Madonna delle Grazie e l’attuale edificio è stato inaugurato nel 1867 su progetto di Luigi Vannuccini. Ma prima di questo edificio di culto in stile neoclassico, con la sua torre campanaria e l’interno piuttosto minimalista, c’era stata una cappella più piccola, costruita all’inizio del Seicento. La cappella dell’epoca andò distrutta a causa di un’alluvione che nel 1862 colpì il paese. Fortunatamente si riuscì a salvare il dipinto che tuttora è posto sull’altare della chiesa. Rappresenta appunto la Madonna delle Grazie, ed è stato attribuito a un pittore senese influenzato da Alessandro Casolani.

    madonna-botte1Perché allora gli scansanesi si riferiscono a questa, come alla Madonna della Botte? Se guardate l’immagine infatti di botti non ve ne pare essere traccia. Ma il mistero è presto risolto, si fa per dire: narra infatti la leggenda che il quadro sarebbe stato ritrovato proprio in una botte, che per qualche miracolo rotolò esattamente nel luogo dove poi venne eretta la cappella. E si sa, in questa terra di Morellino, le botti infondono per definizione un po’ di simpatia. Così anche oggi questo nome è quello con cui popolarmente ci si riferisce sia al dipinto che e alla chiesa.  Se venite in Maremma e passate per Scansano, non dimenticate di includere anche questa chiesa nelle cose da vedere.

    Scopri i luoghi da visitare in Maremma, come la Porta Grossetana, da cui è ispirato anche il nostro logo, il Castello di Montorgiali, la Villa dell’Aia Nova.

  • La Pasqua in Maremma tra sacro, profano e mangereccio

    A Pasqua in Maremma è tradizione colorare le uova e farle benedire

    Fonte Pixabay

    La Pasqua si avvicina e porta con sé tutta una serie di tradizioni, alcune marcatamente legate alla religione, altre meno. E visto che da buona consuetudine italiana le feste si celebrano anche a tavola, ecco un breve racconto di come è celebrata la Pasqua in Maremma, nelle cerimonie ma pure col cibo.

    Processioni e riti religiosi

    La Settimana Santa è per tradizione ricca di cerimonie che riprendendo i momenti topici del Vangelo, preparano i fedeli alla celebrazione pasquale. Queste tradizioni cominciano con l’inizio della quaresima e raggiungono l’apice nei giorni a ridosso della Pasqua. È il caso in Maremma della veccia (la vicia sativa), una leguminosa spontanea che viene tradizionalmente piantata all’inizio della quaresima e, coltivata al buio per farla diventare bianca, viene poi portata in chiesa il Giovedì Santo per abbellire l’altare. Tra le manifestazioni religiose che si svolgono in giro per la Maremma grossetana abbiamo poi la processione del Cristo morto, che si tiene in molti paesi, da Castel del Piano a Porto Santo Stefano, da Santa Fiora a Tirli passando ovviamente anche per Scansano. Durante la processione, al sottofondo funereo delle bande, i fedeli portano a braccia il Cristo. Altre rappresentazioni rievocano invece la passione e la Via Crucis, come a Roselle o Montorgiali. A queste si aggiungono i festeggiamenti della Domenica di Pasqua, come a Porto S. Stefano dove all’alba durante la processione si attraversa il paese e benedice il mare.

    La benedizione delle uova

    Tra i riti che precedono la festa della Pasqua in Maremma c’è pure quello della benedizione delle uova, nel giorno del Sabato Santo. L’associazione tra uova e festività pasquali c’è sempre stata. In realtà, ancor prima del cristianesimo l’uovo simboleggiava la rinascita della natura, il passaggio dall’inverno alla primavera. Come in tante altre occasioni il cristianesimo ha preso a prestito tradizioni preesistenti e le ha fatte proprie. E infatti la simbologia dell’uovo anche oggi è diffusa ben oltre i confini del cristianesimo: le uova sode appaiono ad esempio anche sulla tavola del Nowruz (nuovo giorno), le celebrazioni per il nuovo anno che in Iran e Afghanistan coincidono con l’equinozio di primavera.
    E in una cultura povera e contadina come quella maremmana, l’abbondanza delle uova in primavera diventava insomma un simbolo di ricchezza, un felice auspicio.

    La colazione pasquale

    schiacciata dolce tipico della Pasqua in Maremma

    La pizza di Pasqua nella versione di Tamara Giorgetti del blog Un pezzo della Mia Maremma.

    Come tradizione diffusa in giro per l’Italia, anche in Maremma è consuetudine festeggiare con la colazione pasquale. In questa occasione la tavola della colazione, un pasto che troppo spesso oggi consumiamo in fretta, si addobba da festa e tutta la famiglia si riunisce. Si tirano fuori i piatti e le posate delle grandi occasioni e sulla tavola appare un tripudio di prelibatezze: uova, capocollo e altri salumi, e poi la schiaccia (chiamata altrove in Toscana schiacciata), una focaccia dolce, ma poco dolce, che si abbina perfettamente con i salumi e viene preparata anche questa con abbondante uso di uova. La schiaccia è un dolce dalla lunga lievitazione (secondo alcune ricette ci vogliono circa 24 ore!), una sorta di pane dolce aromatizzato con l’anice, anche se poi, come spesso accade con ricette come questa, ogni località e ogni famiglia ha finito poi per fare la sua versione speciale. Ad esempio, nel blog dei Maremmans, Paola racconta la ricetta che è riuscita a recuperare chiedendo in giro ad amici e parenti; Tamara ne propone un’altra versione sul suo blog Un pezzo della mia Maremma in cui parte dal poolish, mentre Giovanna, in Acquacotta e Fantasia, di impasti ne fa addirittura cinque.

    E con il Morellino di Scansano?

    Beh, per chi vuole proseguire la giornata della Pasqua con un bel pranzo, o magari fare una scampagnata il Lunedì dell’Angelo, di ricette da preparare ce ne sono in abbondanza. Ad esempio con l’agnello, come da tradizione. Ne abbiamo raccontata qualcuno in quest’altro post, con i vini consigliati con ogni ricetta. Oppure la pasta fresca all’uovo, come i tortelli maremmani, che magari non saranno tipicamente pasquali, ma insomma, per i tortelli ogni occasione è giusta!

  • Eventi a novembre in Maremma, nella terra del Morellino di Scansano

    castagne-salvatore-scalia

    Novembre è iniziato da qualche giorno ma eccoci ancora con l’appuntamento mensile con gli eventi che si terranno  in Maremma, e in particolare nella zona di produzione del Morellino di Scansano (o comunque vicino) e che possono offrire un motivo in più per venire dalle nostre parti in queste settimane. Il post verrà aggiornato nel corso del mese, nel caso si dovesse aggiungere qualche altra manifestazione, quindi tornate a visitare questa pagina. E se avete qualche manifestazione da segnalare, lasciate un commento.

    Sagre

    (per chi vuole gustare i sapori della nostra terra)
    • Santa Fiora, 6-8 novembre – Sagra del marrone, stand gastronomici, ovviamente dedicati alle castagne, mercatini e visita alla galleria delle sorgenti.
    • Semproniano (loc. Petricci) – 14-15 novembre – Prodotti Poveri per Ricchi Sapori, pranzo e cena itineranti nelle vecchie dispense, musica e canti popolari. Sabato dalle 17 alle 24, domenica dalle 12 alle 24 (e alle 10 passeggiata in carrozza).
    • Manciano (loc. Marsiliana) – 14 e 15 novembre 2015, Festa dell’olio nuovo, con degustazioni, bruschette e castagne col sottofondo dei canti popolari maremmani; info via email qui.

    Natura

    (per chi ama stare all’aria aperta)
    • Orbetello – 15 novembre – Corri nella Riserva – gara podistica di 1o km nella Riserva Naturale della Feniglia. Maggiori info sul sito di Trisport Argentario
    • Semproniano (loc. Petricci) – 15 novembre – Gustatrekking escursione sulle vie poderali tra i borghi della zona organizzata da Terra Mare. Si porta il pranzo al sacco ma si degustano anche prodotti tipici locali – si chiude infatti con la manifestazione Prodotti poveri per ricchi sapori (vedi sopra). Maggiori info qui.
    • Sovana e Pitigliano – 15 novembre – Vie Cave escursione attraverso le Vie Cave tra Pitigliano e Sovana. Info qui.
    • Scansano – 22 novembre 2015 – Villa Romana degli Anili, escursione organizzata dalla Uisp Grosseto. Difficoltà media, si parte alle 8:45 in via Ravel a Grosseto, info via email qui.

    Arte

    (per quando piove e non solo)
    • Grosseto – fino al 31 dicembre – Uomini e Elefanti nella Maremma Preistorica mostra presso il Complesso del Cassero Senese di Grosseto che racconta la storia e i passaggi salienti del ritrovamento e restauro dei reperti paleontologici, in un’ottica narrativa multidisciplinare. Aperta il sabato dalle 17 alle 20. Prezzo 3 euro, gratis per i bambini sotto i 6 anni.
    • Grosseto – fino al 31 dicembre, Paesaggio e risorse alimentari in Maremma nell’epoca moderna – mostra documentaria presso l’Archivio di Stato.

     

  • 10 cose da fare in autunno in Maremma

    laguna di orbedello

    Laguna di Orbetello – foto di Marco Bellucci (versione modificata, l’originale era in verticale)

    La Maremma è bella tutto l’anno. Sarà che è una terra poco urbanizzata, sarà che è un territorio vario, che offre mare, collina e pure montagna, arrivando fino all’Amiata. Così, anche in autunno vale la pena fare una gita nella Maremma grossetana, anche solo per un weekend, per apprezzarne la natura, la cultura, i sapori. Ecco dunque 10 cose da fare in autunno in Maremma:

    Terme di Saturnia, Cascata del Mulino.

    Terme di Saturnia, Cascata del Mulino. Foto di Roberto Ferrari

    1. Un bagno alle terme di Saturnia – il caldo se n’è andato, i bagni al mare sono un ricordo, ma alle terme di Saturnia ci si può immergere nell’acqua calda (dai 37 ai 45°C) tutto l’anno. È merito del territorio vulcanico del monte Amiata – lo sapevate che è un vulcano estinto, vero? A Saturnia c’è un resort dedicato ma c’è pure una sorgente ad accesso libero chiamata la Cascata del Mulino.
    2. Birdwatching nei parchi e nelle riserve naturali della Maremma. In questa zona e stagione si possono in particolare vedere gli uccelli migratori, sia quelli che in autunno sono di passaggio, sia quelli che vengono a svernare qui. Tra questi, il colombaccio, il tordo bottaccio, la beccaccia, lo scricciolo, il pettirosso, il fringuello. Ci sono diversi itinerari e modalità per visitare il Parco della Maremma e l’Oasi del WWF della Laguna di Orbetello.
    3. Una passeggiata a cavallo o in bicicletta – se oltre alla natura vi piace fare attività fisica (magari per poi godervi un bel piatto di tortelli maremmani o di pappardelle senza farvi inutili scrupoli) allora è possibile visitare il Parco della Maremma anche in bicicletta o a cavallo – da noleggiare in loco.
    4. Le sagre dedicate ai prodotti della stagione -L’autunno è una stagione di prodotti deliziosi, come le castagne e i funghi, una cucina ricca e piena di profumi che ci permette di consolarci dei primi freddi. Così, per celebrare questi prodotti, ogni borgo organizza sagre e feste. Di quelle di ottobre ne abbiamo già fatto un elenco qui, e a breve pubblicheremo anche la lista di novembre.
    5. Assaggiare la bruschetta con l’olio nuovo – la nostra terra è punteggiata di olivi tanto quanto di vigne. E proprio in queste settimane le olive raggiungono l’invaiatura – il momento in cui l’oliva inizia a cambiare colore, che poi è quello ideale per raccogliere questi frutti. Il tempo di decantare l’olio nuovo e… via! Pronti per assaggiarlo su una bella bruschetta fatta col pane locale.
    6. Ammirare i colori caldi autunnali della natura… – la tavolozza di colori offerta dalla natura, in autunno è un incanto di rossi, di ori e di gialli. Così, facendo una passeggiata all’aria aperta, ma anche spostandosi da un borgo all’altro, vale la pena fermarsi a fare qualche fotografia e soprattutto godere i colori di questa stagione.
    7. Novello Toscano dei Vignaioli del Morellino di Scansano

      Novello Toscano dei Vignaioli del Morellino di Scansano

    8. … ma anche i tramonti rosso fuoco verso il mare! – e se verso sera ancora non ne avete abbastanza, di colori caldi, dalle colline della nostra zona provate a guardare verso il mare: vedrete il sole che si tuffa al tramonto, tingendo il cielo di rosso. E quando il cielo è sereno, e magari tira un po’ di vento, la vista va anche oltre il nostro amato Argentario e l’occhio attento riesce a scorgere l’Elba, e pure la Corsica.
    9. Un piatto di pappardelle al cinghiale o con i funghi – e se non trovate una sagra che faccia al caso vostro, ogni occasione è buona per visitare una trattoria della zona e provare delle deliziose pappardelle col sugo di cinghiale. Un piatto che con il fresco dell’autunno diventa ancora più appetitoso. Ovviamente in abbinamento al Morellino di Scansano!
    10. Una gita in cantina – Carducci, non lontano da qui, cantava di ribollir di tini, a San Martino. Per rendere onore a lui ma anche al Morellino di Scansano, perché non organizzare una bella visita in cantina? Certo, i vini della nuova vendemmia non sono ancora pronti – ma vedi il punto 10 – però visitare una cantina in questo periodo, sapendo che il vino si sta preparando al suo esordio, nei prossimi mesi, ha sempre il suo perché.
    11. Assaggiare il Novello – esce a fine ottobre, ed è il primissimo vino della vendemmia appena chiusa a uscire in commercio. Un vino giovane, fresco e schietto, perfetto da abbinare con le castagne, magari davanti a un caminetto acceso, col sottofondo della legna che scoppietta.
  • Un documentario sul Morellino di Scansano

    screenshot del documentario sul morellino di scansanoOggi vi presentiamo un nuovo documentario sul Morellino di Scansano, intitolato Morellino di Scansano, un vino dalle antiche radici. Nella prima parte si illustra la storia della nostra zona, che vide gli Etruschi allevare per primi la vite e produrre vino, esportandolo, addirittura, passando per i Romani, e poi il medioevo e ancora l’età moderna e l’Ottocento quando Vannuccini per primo auspicò la nascita di una cooperativa che valorizzasse la qualità del vino prodotto in questa terra. Nella prima parte s’illustra anche il progetto ArcheoVino, che prevede la creazione di un vigneto sperimentale nei pressi del sito di Ghiaccio Forte e l’allevamento della vite secondo le tecniche adottate da Etruschi e Romani.

    La seconda parte del documentario è invece tutta focalizzata sul Morellino di Scansano come lo conosciamo oggi. Dalla nascita della cooperativa e poi della denominazione fino alla produzione stessa del vino, con bellissime immagini realizzate dalla Video Grafica 01 di Grosseto durante la vendemmia. E la scenografia l’hanno offerta proprio alcuni dei nostri vignaioli (Marco Capiti, Alessandro FioriniElio GinesiNello LimbettiAgostino RossiGuido Tonini), mentre le riprese della fase di vinificazione e maturazione del Morellino di Scansano sono state realizzate da noi in cantina.

    Il documentario è stato realizzato dal Comune di Scansano in collaborazione con Museo Archeologico e della Vite e del Vino di Scansano, Università degli Studi di Siena, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e Consorzio Tutela Morellino di Scansano. Riprese e montaggio sono a cura di Video Grafica 01 di Grosseto, i testi di Slawka G. Scarso.

    Buona visione!

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  • Eventi a ottobre in Maremma, nella terra del Morellino di Scansano

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    Porcini – foto di H.P. Brinkmann

    È appena iniziato l’autunno e la vendemmia volge al termine. Mentre arrivano le prime piogge e le campagne prendono a colorarsi di rosso e di oro, vi segnaliamo una serie di eventi che si terranno in Maremma, e in particolare nella zona di produzione del Morellino di Scansano (o comunque vicino) e che possono offrire un motivo in più per venire dalle nostre parti in queste settimane.

    Sagre

    (per chi vuole gustare i sapori della nostra terra)
    • Caldana, 3-4 e 10-11 ottobre – Festa d’autunno, sagra dei prodotti tipici di stagione (polenta, castagne, vino, funghi e cinghiale). Info qui.
    • Cinigiano – 2-4 ottobre – Festa dell’Uva, cantine aperte, corteo storico, degustazioni e stand enogastronomici, sfilata dei carri allegorici. Info qui.
    • Montorgiali (fraz. di Scansano) – il 2-3 e 9-10 ottobre – Sagra del maiale, al campo sportivo in loc. Bivio con stand gastronomici.
    • Roccalbegna – 17 ottobre – Sagra della biondina (il nome usato localmente per le castagne). Stand gastronomici con piatti tipici legati alla castagna. Spettacoli e giochi popolari.
    • Scansano – 30 ottobre – 1 novembre  – L’Antica Contrada il Dentro organizza la Festa d’Autunno, con piatti a base di castagne, in abbinamento col Morellino di Scansano (ovviamente!), musica e laboratori 
    • Orbetello – 29 ottobre – 1 novembre – Gustatus, evento dedicato alle eccellenze enogastronomiche della Maremma e alle tradizioni culturali e folkloristiche locali: degustazioni guidate, laboratori, conferenze, con tutte le aziende più rappresentative del territorio provinciale (ci saremo anche noi con il nostro Roberto).

    Natura

    (per chi ama stare all’aria aperta)
    • Alberese – Parco della Maremma – corsa a piedi l’11 ottobre con il Trail Parco della Maremma TPM (lunghezza 23 km) e passeggiata libera (per i non corridori) di 16 km con WALK’N THE PARK “WNTP”. Inoltre continua il concorso “Le stagioni del parco” e ovviamente il tema, adesso, è l’autunno. Maggiori info qui.

    Arte

    (per quando piove e non solo)
    • Sovana – dal 1 ottobre al 2 novembre 2015, gli Etruschi in 3D, mostra multimediale dedicata a questo popolo cui dobbiamo l’inizio della viticoltura nella nostra zona. La mostra sarà aperta tutti i giorni tranne il giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Costo del biglietto 2,00 euro.
    • Grosseto – fino al 18 ottobre 2015, Ritratti di Maremma, dall’archeologia alla fotografia, con fotografie appartenenti all’Archivio Fratelli Gori, presso il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma

     

  • I Canti del Maggio in Maremma

    Ogni anno, in Maremma, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio si celebra una tradizione molto speciale, quella dei Canti del Maggio. In quest’occasione, in giro per le campagne, secondo la tradizione maremmana, gruppi di persone si spostano da un podere all’altro, indossando cappelli di paglia addobbati di fiori e cantando. In ogni podere portano infatti canti augurali e in cambio ricevono cibo: carne, salsicce, salumi, uova e, ovviamente, vino. Si chiamano maggerini, queste squadre di cantori.

    È un rito legato al culto degli alberi, ai rituali agresti, che festeggia l’abbondanza e, mentre la natura riprendere torna nel pieno della sua vitalità, vuole essere di buon augurio per il raccolto che verrà.

    In passato era particolarmente importante anche per la sua valenza sociale, perché i poderi in Maremma erano così distanti tra loro che i Canti del Maggio servivano anche per rafforzare i legami tra le famiglie, sia per lavoro che per le alleanze parentali (e matrimoniali!).

    Come tante altre tradizioni, nei decenni passati anche i Canti del Maggio hanno subito un periodo di crisi ma oggi continua a sopravvivere soprattutto grazie a eventi particolari che vedono il coinvolgimento di associazioni attente a valorizzare i canti popolari.

    In particolare, a Braccagni, la festa è un punto di riferimento e i gruppi si esibiscono a turno su un palcoscenico alternandosi a poeti estemporanei e cantastorie, anche nel pomeriggio del 1° maggio.

    Volete ascoltare qualche canto in anteprima? Cliccate qui.

    Per approfondire

  • Il Natale in Maremma

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    Brunella (al centro) in una foto scattata dal blogger Davide Arnesano al termine di una cena in cantina con i blogger, l’anno passato. Alla sua sinistra anche Monica, moglie del nostro vice presidente Paolo Gobbi

    Con l’arrivo delle festività, abbiamo pensato di farci raccontare il Natale in Maremma e le tradizioni festive dalla nostra Brunella, che ci allieta in cantina con i piatti più tipici, soprattutto in vendemmia, quando si pranza tutti assieme, o nelle occasioni speciali.

    Proprio durante questa chiacchierata Brunella è al lavoro nella cucina dei Vignaioli, sta stendendo la schiacciata per alcune classi in visita guidata, usando una bottiglia (senza etichetta) a mo’ di matterello.

    «Mia madre la chiamava la Vigilia delle sette cene», così esordisce Brunella, «perché si preparavano sette pietanze». Era una cena di magro, così anche se i piatti erano abbondanti, gli ingredienti erano semplici. Brunella si ferma un attimo a ricordare, poi subito ricomincia a lavorare e intanto racconta: «Si cominciava con i crostini con il cavolfiore, poi c’era la pasta e ceci, e poi ancora le tagliatelle con noci, zucchero e cannella».

    Quest’ultimo è un piatto natalizio che ha origini assai antiche, addirittura etrusco-romane – del resto non c’è da meravigliarsi, visto che gli Etruschi e i Romani hanno avuto un ruolo fondamentale per la Maremma. Risalirebbe all’antica festa pagana dei Saturnali che si celebrava dal 17 al 23 dicembre, e poi con l’arrivo del cristianesimo fu “convertito” a natalizio.

    «Poi c’era il baccalà con i ceci, poi…» Brunella si ferma di nuovo. «Poi non ricordo… Sai, oggi in realtà non facciamo più tutte queste pietanze insieme», confessa.

    Così questa era la Vigilia, così come la preparava la mamma di Brunella, e oggi lei continua con la sua famiglia.

    Il pranzo di Natale seguiva – e segue – tutti i canoni di un pranzo di festa. Dopo la cena di magro della Vigilia arriva l’abbondanza, con gli antipasti a base di crostini e affettati, il brodo di gallina e manzo – quello vero! – con i cappelletti, le lasagne, la pasta al forno. «Non ricordo di ricette che si facciano solo il giorno di Natale. Poi ognuno ovviamente ha tradizioni diverse, in ogni famiglia», spiega Brunella.

    Mentre chiacchieriamo si affacciano in cucina anche Leo – che trovate nel nostro punto vendita – e Lamberto – che invece si occupa dell’amministrazione – e con il loro arrivo inizia la carrellata di dolci natalizi, comuni alla più tipica tradizione non solo maremmana ma anche toscana. È tutto un elencare cantucci alla fiorentina, ma anche col Morellino – immancabile! – e poi ancora i cavallucci, fatti con i canditi, le nocciole e le mandorle, i ricciarelli e il panforte, e ancora la crostata di ricotta, la zuppa inglese e i datteri con mascarpone e  noci.

    Vien fame solo ad ascoltarli!

    «C’erano pure le melatelle, fatti col miele», aggiunge Lamberto, alla fine. Un dolce fatto in occasione della Befana, tipico in particolare di Buriano (qui trovate una ricetta).  E proprio ricollegandosi all’Epifania, Leo per finire ricorda:

    «I regali, da noi, li portava la Befana. La letterina a Babbo Natale si metteva tra il primo e il secondo piatto del babbo, che ogni anno faceva sempre la scenetta, si sedeva e poi quando vedeva che gli ballavano i piatti si chiedeva come mai, e alla fine trovava la letterina. Poi il giorno della Befana noi bambini ci alzavamo presto», dice, «e andavamo a vedere i regali sotto l’albero».

  • La Porta Grossetana a Scansano

    porta-grossetana1 Di tanto in tanto ci piace raccontarvi anche un po’ le bellezze della nostra zona, sia paesaggistiche, archeologiche che architettoniche. Oggi vi parliamo della Porta Grossetana di Scansano, che potete trovare all’ingresso del centro storico, entrando da Piazza Garibaldi.

    Come tanti borghi della Maremma, anche Scansano ha avuto un periodo importante durante il medioevo, quando in particolare la zona faceva parte della proprietà degli Aldobrandeschi, del ramo di Santa Fiora, e i borghi venivano trasformati in castelli. A quei tempi, infatti, rivalità e alleanze costringevano le famiglie che possedevano la zona a convertire i borghi che sorgevano in cima alle colline in fortezze, circondandoli di cinte murarie e torri che avrebbero permesso di proteggerli da eventuali attacchi dei nemici. Il processo è chiamato appunto incastellamento.

    Furono proprio gli Aldobrandeschi a far costruire la cinta muraria attorno al borgo, tra il XII e XIII secolo. Come anche al Castello di Montorgiali, nel corso degli anni e poi dei secoli, queste cinte murarie hanno subito numerosi interventi di riqualificazione (di fatto già a partire dal Rinascimento, nel Cinquecento), con l’aggiunta di torri di avvistamento e, nel caso di Scansano, con la ricostruzione della porta di accesso al borgo.

    Se da un lato oggi le mura del borgo sono stata in gran parte incorporate nelle pareti esterne di alcuni edifici, la porta di accesso al centro storico del paese, sul lato occidentale, chiamata Porta Grossetana perché da lì si usciva dal borgo in direzione di Grosseto, è ben riconoscibile e in ottime condizioni, rivestita come in epoca rinascimentale di travertino. Al borgo si accedeva attraverso l’arco tondo tuttora esistente mentre sopra la torre è stato aggiunto nel XVI secolo un orologio. Da notare, in particolare, la serie di archetti pensili: archetti ciechi (non portano a nulla) il cui uso decorativo era particolarmente diffuso nell’architettura romanica in tutta Europa.

    Per Scansano la Porta Gporta-grossetanarossetana rappresenta sicuramente uno dei simboli più importanti e lo è anche per noi. Provate a guardare in alto, su questa pagina: notate una certa somiglianza con la porta raffigurata accanto all’omino col classico bigoncio?

     

  • Il Castello di Montorgiali

    Castello di Montorgiali

    Oggi vi presentiamo una delle tante bellezze della nostra zona. Il Castello di Montorgiali si trova nell’omonima località, all’interno del comune di Scansano. Oggi è suddiviso in abitazioni ma visitando il piccolo borgo si possono ancora notare degli elementi che ne ricordano bene la storia.

    La storia

    Le prime notizie documentate che riguardano il Ccastello risalgono al 1188 – quindi all’epoca medievale – e sono contenute all’interno della bolla che papa Clemente III diresse al vescovo di Grosseto, Gualfredo, inserendo nella sua diocesi il castello, la corte e il distretto Montis Orzalis. Il castello in realtà risalirebbe a molto prima, addirittura prima dell’anno 1000, quando gli Aldobrandeschi estesero il loro dominio fino ai confini laziali e al monte Amiata. Il complesso era dunque di proprietà dei conti di Montorgiali, vassalli degli Aldobrandeschi del ramo di Santa Fiora.

    Nei secoli successivi il castello, così come la zona circostante, subì le conseguenze delle lotte tra gli Aldobrandeschi e la Repubblica di Siena finché nel 1378 fu venduta a quest’ultima (i conti di Montorgiali, infatti, dopo essere stati vassalli degli Aldobrandeschi si schierarono a favore della repubblica senese). Ancora oggi lo stemma del leone del popolo di Siena si può notare sopra la porta d’entrata.

    Fonte: sito della Proloco di Montorgiali

    Il castello oggi

    La struttura del castello è rustica e costituita da diversi corpi uno accanto all’altro. Si riconosce ancora il fulcro, che aveva la funzione di cassero (torrione). Le finestre sono ad arco e disposte su tre livelli. In alcuni punti sono ancora visibili le feritoie e le mensole su cui si appoggiavano i piombatoi (che servivano a lanciare agli assedianti frecce, pietre o liquidi bollenti).

    Scopri altri luoghi da visitare nella nostra zona e la storia della Maremma grossetana.