• Quei bollini misteriosi… a che servono le certificazioni in etichetta?

    Da molti anni lavoriamo affinché la qualità dei nostri prodotti sia certificata. Di certificazioni ne esistono molte. Alcune sono richieste per poter lavorare e vendere i propri vini, altre fanno parte di scelte che l’azienda prende autonomamente. Un esempio? Nel nostro caso, la certificazione sulla Carbon Footprint o l’adesione a VIVA Sustainable Wine: entrambe fanno parte del nostro progetto di sostenibilità ambientale. In un caso certificano l’impronta di carbonio, nel secondo un utilizzo ottimale e sostenibile delle risorse a disposizione (acqua, aria, territorio).

    C’è poi un’altra categoria, e riguarda le certificazioni richieste dal mercato, ad esempio per le esportazioni. Come nel caso dei certificati IFS e BRC per le ultime annate dei nostri vini che abbiamo ricevuto di recente. Si tratta di standard qualitativi cui abbiamo aderito da anni e attestano la sicurezza alimentare dei prodotti. Ecco in sintesi il loro significato:

    • BRC: il BRC Global Standard for Food Safety è nato nel 1998 per garantire che i prodotti a marchio siano ottenuti secondo standard qualitativi ben definiti e nel rispetto di requisiti minimi. I principali elementi sono l’adozione del sistema HACCP, di un sistema di gestione per la qualità documentato, il controllo degli standard adottati per gli ambienti di lavoro, i processi, il personale.
    • IFS Food (IFS sta per International Featured Standards): certifica la sicurezza alimentare del vino e la qualità dei prodotti e dei processi durante la lavorazione (incluso l’affinamento, invecchiamento) e l’imbottigliamento in vetro così come nelle bag in box.

    Visto da fuori, probabilmente non ci si immagina quanto lavoro ci sia dietro le certificazioni – documenti da redigere, analisi da effettuare… e tutto questo come se la burocrazia ordinaria cui sono sottoposte le aziende vitivinicole non fornisse già abbastanza grattacapi. E allora perché? A parte i casi in cui è il mercato stesso a richiedere le certificazioni, lo facciamo perché è un continuo stimolo a migliorare – migliorare i nostri vini e anche il modo in cui li produciamo. E poi, perché certificazione vuol dire sicurezza alimentare, e sicurezza alimentare vuol dire qualità.

     

     

  • Cooperativa o Consorzio? Un’infografica per spiegare le differenze

    cooperativa o consorzio

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    Cooperativa o consorzio? Sono in tanti infatti a scambiare queste due parole pensando che si tratti magari della stessa cosa. E quando si cerca informazioni per acquistare il proprio vino preferito può creare confusione e frustrazione, così abbiamo pensato di spiegarlo in questo post.

    Quali sono dunque le differenze tra cooperativa e consorzio, e quali i rispettivi compiti? Li abbiamo sintetizzati in una piccola infografica con pochi elementi che speriamo chiariranno le idee a tutti e risolveranno qualche dubbio.

    Partiamo dagli obiettivi:

    • Una cooperativa, come la nostra, ha uno scopo mutualistico, vale a dire che mette a disposizione dei soci tutti gli strumenti necessari a trasformare l’uva in vino. Ogni socio contribuisce con la sua quota e con le proprie uve. I soci, dunque, non hanno ciascuno una cantina di produzione ma usano tutti la stessa cantina dove sono presenti le attrezzature comuni. Alla fine dell’anno gli utili verranno suddivisi tra i soci.
    • Il consorzio, invece, ha come obiettivo la tutela e la promozione della denominazione di origine per la quale è stato istituito. Proprio per tutelare il prodotto, può effettuare controlli sui prodotti delle singole aziende, incluse le cooperative che ne fanno parte – ciascuno con la sua cantina. Inoltre si fa promotore del territorio attraverso la partecipazione a fiere, l’organizzazione di eventi, ecc.

    Immagine

    • I vini della cooperativa sono accomunati dallo stesso logo e della stessa immagine. A volte le etichette si possono differenziare per linea di produzione o canale di vendita (ad esempio supermercati anziché ristoranti) ma in generale tutti i soci di una stessa cooperativa avranno i vini con lo stesso logo aziendale.

    • Nel caso del consorzio, invece, ciascun produttore mantiene la propria immagine, anche sulla bottiglia. Non a caso se si va allo stand di un consorzio di tutela, si troveranno bottiglie di tante aziende diverse con immagini molto diverse tra loro.

    Distribuzione

    • Una cantina cooperativa si occupa di vendere i vini che produce. Così i soci che ne fanno parte contribuiscono con le loro uve, ma, una volta fatto il loro lavoro in vigna, non si devono preoccupare della commercializzazione e del marketing del vino. Ci penserà direttamente la cooperativa, distribuendo poi gli utili tra i soci.

    • Il consorzio, invece, pur occupandosi della promozione, non si preoccupa della vendita. Non è questo il suo compito: così anche a una fiera internazionale, saranno le singole aziende a contrattare con gli importatori – il consorzio avrà solo il ruolo di creare queste occasioni di incontro.

  • VII Corso di Formazione: Appassimento delle uve e qualità dei vini

    Siamo molto felici di ospitare, tra poco più di un mese, il VII Corso di Formazione sull’Appassimento delle Uve e Qualità dei Vini sul tema Identità, Territorio e Tecnologie dei Vini Passiti organizzato da Università della Tuscia, DIBAF, Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali, Laboratorio di Postraccolta (LAPO) in collaborazione con Coldiretti Grosseto e Assoenologi oltre a noi come padroni di casa.
    Il corso si terrà da mercoledì 21 novembre a venerdì 24 novembre ed è riservato a un numero chiuso di 30 partecipanti (il ricevimento della scheda di iscrizione determinerà il raggiungimento del numero).

    Il programma del corso di formazione include numerosi interventi (vedi programma dettagliato) oltre a un minicorso Scuola Potatura della Vite e un seminario sugli spumanti metodo Charmat. Rispetto alle passate edizioni si è arricchito ulteriormente grazie all’intervento di relatori stranieri che presenteranno alcuni casi internazionali di appassimento.

    Scadenza per l’iscrizione: 31 ottobre

    Il corso di formazione è autorizzato dall’Assoenologi a fornire i 2 crediti di formazione per ogni giornata. Per il riconoscimento crediti, i soci Assoenologi, dovranno fare richiesta alla email: formazione@assoenologi.it, inviando l’attestato di partecipazione. Inoltre gli studenti universitari del corso di laurea in Tecnologie Alimentari ed Enologiche dell’Università della Tuscia, avranno l’opportunità, grazie a questa partecipazione, di avere più punti in sede di laurea.

    A questo link trovate il programma completo e tutte le informazioni per iscriversi.

  • Il nostro progetto di innovazione in vigna e sostenibilità ambientale in Maremma

    Giuseppe Mantellassi, Benedetto Grechi, Marco BruniNe abbiamo accennato online, ne hanno già parlato alcune testate: la settimana scorsa abbiamo lanciato un progetto di innovazione che prevede l’uso di nuove tecnologie e soluzioni per ridurre l’impatto ambientale in vigna e in cantina.

    Chi sono i protagonisti?

    Il progetto nasce da un bando della Regione Toscana a cui abbiamo partecipato come capofila e nel quale siamo felici di aver coinvolto anche altre realtà della zona: Fattoria Mantellassi, Fratelli Bruni e Azienda Montauto. Oltre a loro, c’è pure il supporto del Consorzio di Tutela del Morellino di Scansano Docg. Il progetto è stato redatto da Daniele Schirru, un bravissimo agronomo che in questi anni si è specializzato nella progettazione, e vede la collaborazione di due istituzioni accademiche molto importanti: l’Università della Tuscia e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sotto la direzione scientifica del professor Fabio Mencarelli. Insomma, stavolta i Vignaioli del Morellino di Scansano che già da soli sono un bel gruppetto di oltre 150 soci, sono accompagnati da una ricca squadra. Del resto, l’ha ricordato pure il nostro Benedetto Grechi, è solo in squadra che si riesce, di questi tempi, ad affrontare il mercato. Come Vignaioli fare squadra fa parte del nostro DNA, così come lavorare a favore del territorio. Insomma, questo è stato un passo più che naturale.

    In cosa consiste il progetto di innovazione in vigna?

    Il progetto inizia in queste settimane e avrà una durata di due anni. Durante questo periodo verranno implementate le tecnologie allo studio del Prof. Fabio Mencarelli dirige il team di ricercatori che stanno partecipando a questa iniziativa di ricerca. Le innovazioni si dividono in tre ambiti principali:

    1. uso dell’ozono, in vigna e in cantina
    2. uso di droni per monitoraggio dei vigneti
    3. uso di sensori e schede Arduino (se non sapete di cosa si tratta, non temete, lo spieghiamo tra poco)

    trattoreA cosa serve l’ozono in vigna e in cantina

    L’ozono è un gas la cui formula è O3, vale a dire che è formato da 3 atomi di ossigeno. Il suo interesse, in questo ambito, dipende dal fatto che ha una funzione disinfettante e sanificante sulle foglie. E induce anche una maggiore resistenza sulla pianta. Per questo l’idea è quella che, trattando piante e grappoli con l’ozono, sarà possibile mantenerli in salute usando questo gas in alternativa ai trattamenti chimici. In questo modo, poiché ozono non lascia residui, sarà possibile trattare le piante senza danneggiare l’ambiente, anzi. L’ozono, una volta usato, torna ossigeno. Inoltre, proprio perché l’ozono non lascia residui, sarà possibile fare trattamenti in vigna anche a ridosso della raccolta, senza alcun rischio per il consumatore finale.

    Attenzione: poiché l’ozono è un gas instabile, viene non viene spruzzato direttamente sulle piante ma al momento il prototipo usato prevede l’uso di acqua ozonata mentre si sta studiando un altro strumento adatto.

    Al tempo stesso, l’ozono potrà essere usato in cantina sia per ridurre o eliminare l’impiego di solfiti nel vino, sia per disinfettare e sanificare gli ambienti e gli strumenti per la vinificazione e la maturazione. Ancora una volta, il fatto che l’ozono non lascia residui permetterà un più facile recupero delle acque utilizzate in queste operazioni. Insomma, anche in questo caso la gestione delle risorse sarà ottimale.

    L’uso dei droni in vigna

    Negli ultimi anni sta prendendo piede anche un’interessante branca delle scienze agrarie che vede l’utilizzo di applicazioni tecnologiche come i droni all’interno del campo. Attraverso droni è possibile monitorare a costi molto più bassi che in passato il vigneto. Per motivi di terreno, posizione, esposizione al sole, ogni vigneto è infatti diverso dall’altro. Non solo, a volte ci possono essere delle differenze anche all’interno dello stesso vigneto: può cambiare il tipo di terreno, può cambiare anche il livello di umidità da un filare all’altro.

    Il drone usato in questo progetto è capace di mappare un ettaro di vigneto in 6 minuti. Attraverso una camera iperspettrale e uno scanner 3D, fotografa il vigneto pianta per pianta ricavando informazioni relative a vigoria, stress idrico e altri dati fisiologici. Le mappe create dal drone saranno poi assemblate in un mosaico a formare il totale del vigneto grazie a dei punti di riferimento sul terreno chiamati ground control point.

    scheda arduinoSensori e schede Arduino per monitorare il vigneto

    Oltre al drone utilizzeremo anche altri microsensori a basso costo collegati a una scheda Arduino. Arduino è una scheda elettronica che, collegata a sensori e altri strumenti, permette di creare dei prototipi per hobby o per motivi professionali come nel nostro caso. Una curiosità: è stata inventata in Italia, e prende il nome da un bar di Ivrea dove si vedevano i fondatori di Arduino per discutere di questo progetto. Per intenderci, se la adottiamo a casa, ci può permettere di creare a casa un sistema per accedere le luci automaticamente quando arriva il crepuscolo. Nel nostro caso, invece, le schede Arduino, collegate a dei microsensori, serviranno a monitorare nel dettaglio il vigneto creando delle stazioni microclimatiche che archivieranno tutti i dati su una scheda di memoria SD (come quelle delle fotocamere) per poi comunicarli via Bluetooth agli operatori, anche a distanza. Inoltre sarà possibile attraverso uno spettrometro NIR collegato al computer, anch’esso mostrato durante l’evento di mercoledì, fare un’analisi prossimale delle foglie e dei grappoli.

    Tutti questi dati raccolti attraverso i dispositivi Internet of Things, Internet delle Cose, permetteranno di costruire una mappa di prescrizione, una mappa che conterrà tutte le indicazioni per impostare il trattore e intervenire solo dove necessario.

    Impatto ambientale minimo, massima sostenibilità economica

    La sostenibilità ambientale è essenziale. E’ il modo che ci garantisce di assicurare alle prossime generazioni un futuro quanto più possibile salutare. Ma l’attenzione all’ambiente, per essere davvero portata avanti nel tempo, deve avere anche un riscontro economico. Per questo le innovazioni che oggi stiamo sperimentando nel vigneto e che speriamo possano in un futuro arrivare anche a vantaggio di altre aziende sono importanti. Perché riducendo l’uso di trattamenti chimici, assistendo la pianta solo quando e dove necessario, riduciamo l’impatto ambientale e riduciamo anche i costi. In altre parole, essere attenti all’ambiente vuol dire anche essere più efficienti. E tutto questo con un vantaggio finale per il consumatore che potr? assaggiare un vino attento all’ambiente, buono, e a prezzi accessibili.

  • Lavori in corso

    lavori in cantinaIn questi giorni i grappoli in vigna sono tutti già ben formati. Queste sono le settimane in cui gli acini crescono, e pian piano iniziano a virare di colore, da verdi che sono. Mentre in vigna si segue passo passo questa crescita, questa maturazione, anche in cantina ci stiamo preparando.

    Negli anni passati, infatti, avevamo lanciato un progetto. Si chiamava “Non svendere le tue uve”. Per combattere le difficoltà dei piccoli produttori locali che non facevano parte della nostra cantina e che per recuperare almeno in parte gli sforzi fatti in vigna erano costretti a svendere le loro uve agli imbottigliatori, avevamo proposto di acquistarle noi, quelle uve. A un prezzo di tutto rispetto. Un prezzo da uve di qualità. A un patto: che questi piccoli produttori pur non facendo parte della nostra cooperativa seguissero le regole ferree cui sono sottoposti i nostri soci. Il nostro obiettivo era semplice: offrire un motivo a questi piccoli produttori indipendenti per lavorare bene, valorizzando il loro operato anche economicamente. Perché il lavoro va pagato e valorizzando il lavoro delle persone, si valorizza pure il territorio di cui fanno parte.

    il nuovo silos

    il nuovo silos

    Ma come cooperativa il nostro operato deve ovviamente focalizzarsi sui soci. Per questo dopo anni in cui la base sociale della nostra cooperativa era ferma, abbiamo scelto di estenderla. Da quest’anno abbiamo accettato dei nuovi soci nella nostra cantina, soci che ora contribuiscono con 100 ettari aggiuntivi al vigneto complessivo dei Vignaioli del Morellino di Scansano (con un incremento atteso del 20% della produzione).
    Al tempo stesso abbiamo deciso di dare la possibilità ai soci più piccoli che già facevano parte della cooperativa, di estendere pure loro il loro vigneto: a quelli che hanno meno di 3 ettari abbiamo dato la possibilità di aumentare l’estensione del loro vigneto, rendendo più sostenibile la loro produzione. Questo ci permetterà di tenerci sempre sotto i 4 ettari di vigneto per socio – un vigneto piccolo, a garanzia ulteriore della qualità delle uve. Ma, soprattutto, ci permetterà di continuare il nostro ruolo di stimolo e supporto per l’economia locale e per la popolazione di queste zone – un ruolo a cui teniamo particolarmente.

    E per poter ricevere in cantina le uve aggiuntive che verranno da questi nuovi 100 ettari, ecco che ci siamo messi all’opera in cantina e proprio in questi giorni stiamo allargando gli spazi dedicati alla ricezione delle uve. In attesa della vendemmia 2016.

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  • Il nostro Morellino di Scansano Sicomoro candidato agli Oscar del Vino

    Avevamo chiuso il 2015 con una splendida degustazione presso l’Hotel Cavalieri di Roma, organizzata da Bibenda e guidata da Daniela Scrobogna. È stato un successo: c’erano davvero tante persone ad assaggiare i nostri vini e a scoprire il pezzo di Maremma che abbiamo portato a Roma in quell’occasione. Tante le domande fatte ai nostri Benedetto e Sergio, tanto l’interesse dimostrato durante tutta la degustazione per i nostri vini e il nostro territorio.

    Con l’inizio di quest’anno, poi, è arrivata una lietissima notizia da Roma. Siamo infatti molto orgogliosi di annunciarvi che il nostro Morellino di Scansano Docg Riserva Sicomoro 2011 è stato selezionato dall’Accademia degli Oscar 2016 come candidato a un premio a cui teniamo molto, quello come Miglior Vino di Grande Qualità Prezzo. Per una cantina come la nostra, che da sempre s’impegna a offrire grande qualità a un ottimo prezzo, questa candidatura ha un significato speciale, come potrete immaginare.

    Per questo chiediamo a tutti quelli tra di voi che frequentano le nostre pagine, di votare affinché il nostro Sicomoro vinca l’oscar qualità prezzo sul sito di Bibenda. Potete farlo a questo link. I vincitori di ciascuna categoria verranno poi annunciati a fine aprile a Roma. Grazie a tutti del vostro sostegno!

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  • Idee regalo per Natale firmate Vignaioli del Morellino di Scansano

    vignaioli-idea-regalo-natale-1000Di solito i bambini, in questi giorni scrivono la loro lettera a Babbo Natale, è tradizione. Ma lo sapevate che nei mesi passati Babbo Natale ha pubblicato annunci di lavoro ai prodotti che si candidavano come perfetti regali di Natale, come idee regalo da non perdere? Nell’immagine qui sopra ci sono proprio gli appunti del nostro Morellino di Scansano Roggiano Docg, la “brutta copia” che ha scritto prima di inviare tutto al Polo Nord. E, ovviamente, Babbo Natale ha accettato la sua candidatura! Così ecco che vi presentiamo qui una serie di proposte, delle perfette idee regalo per Natale. Perché regalare una bottiglia di vino (o due, o più!) è un regalo che porta con sé la gioia di stare insieme a tavola, di condividere dei momenti piacevoli con amici e famiglia. Le nostre idee regalo:

      • Confezione in cartoncino nero con bottiglia da 1,5 litri
      • Confezione in legno per 1 bottiglia da 1,5 litri
      • Confezione in legno per 1 bottiglia da 3 litri
      • Confezione in cartoncino per 2, 3, 4 bottiglie da 0,75 litri
      • Confezione in legno da 4 o 6 bottiglie da 0,75 litri (come quelle nelle foto)
      • Secchiello in latta di colore bianco per 4 bottiglie da 0,75 litri

    Trovate questi prodotti nel nostro punto vendita, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 18 e il sabato dalle 8.30 alle 12.30; nelle migliori enoteche e nel nostro negozio online.

  • Acquistare online il nostro Morellino di Scansano Docg – da oggi si può

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    Acquista online il nostro Morellino di Scansano Docg e gli altri vini dei Vignaioli del Morellino di Scansano

    Ci capita spesso di ricevere email o messaggi su Facebook da parte di appassionati del Morellino di Scansano che ci chiedono dove possono trovare i nostri vini. Molto spesso si tratta di persone che sono venute a trovarci in cantina, magari in vacanza in Maremma, e, dopo qualche tempo che sono tornate a casa hanno finito le loro scorte di Morellino.

    È stato pensando a loro che abbiamo creato uno speciale negozio online, interamente dedicato ai nostri vini, attraverso il quale è possibile acquistare Morellino di Scansano, Bianco di Pitigliano, Maremma Toscana Doc e tutto il resto della gamma con modalità simili a quelle del nostro negozio in cantina.

    Le spedizioni avvengono direttamente dal nostro magazzino, con SDA, e le spese di spedizione sono gratuite per ordini a partire dai 200 euro. I pagamenti si possono effettuare con carta di credito (VISA o MASTERCARD) o con Paypal.

    Sullo stesso sito trovate spiegate le condizioni di vendita e le modalità di spedizione.

    Al momento, a causa delle leggi vigenti sulle accise, possiamo solo spedire in Italia ma è nostro obiettivo trovare anche una soluzione per soddisfare gli appassionati di Morellino di Scansano e dei nostri altri vini che si trovano all’estero.


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  • Fa più un vecchio in un canto che un giovane in un campo

    Le targhe preparate per i nostri soci anziani

    Le targhe preparate per i nostri soci anziani

    «Fa più un vecchio in un canto che un giovane in un campo»… Questo vecchio detto maremmano è quello che abbiamo riportato sulle cinque targhe che martedì scorso abbiamo dato ad altrettanti soci molto speciali. Stiamo parlando di cinque soci anziani, tutti nati negli anni Venti, che sono stati premiati «per i risultati eccellenti raggiunti in un’annata complessa come quella del 2014, per aver dimostrato che con esperienza, costanza e capacità anche le difficoltà possono essere trasformate in un successo».

    A premiare i cinque è stato Alessandro Fiorini, agronomo della cantina. Dopo tutto, chi più di lui che li segue costantemente in vigna? E anzi ha raccontato poi che «se non ti sentono per qualche tempo, sono i primi a chiamarti per chiederti quando passi a controllare la vigna».

    A volte si potrebbe pensare che con l’esperienza acquisita durante una vita così lunga, i cambiamenti siano più difficili da recepire, e invece Alessandro racconta: «Lavorare con questi soci è stato un piacere in questi anni, perché ti seguono, perché sono il perfetto esempio della persona attaccata al lavoro. Non ho neanche avuto difficoltà a far capire certi passaggi, certe attività da fare in vigna, perché sono sempre stati pronti a capire gli elementi innovativi e la loro validità».

    Malgrado l’età avanzata, questi cinque soci si dedicano ogni giorno al loro vigneto, con costanza, dedizione. Lo fanno sapendo bene che il lavoro di una vigna è qualcosa che si fa giorno per giorno, un lavoro di cui la vendemmia è solo il culmine, il traguardo finale.

    Certo è che allora, quando la raccolta s’avvicina, ogni passo diventa ancora più importante e infatti Alessandro conclude scherzando: «quando arriva la vendemmia ti massacrano di telefonate», dice. Trentasette volte al giorno, azzarda durante la premiazione. «Hanno l’assillo di consegnare l’uva nel migliore dei modi».

    Ecco dunque i loro nomi: Sebastiano Tonini (classe 1923), Orlando Galli (1926), Avellino Pavin (1927), Mario Grascelli (1928) e Florindo Capitini (1928).

     

  • Il Natale in Maremma

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    Brunella (al centro) in una foto scattata dal blogger Davide Arnesano al termine di una cena in cantina con i blogger, l’anno passato. Alla sua sinistra anche Monica, moglie del nostro vice presidente Paolo Gobbi

    Con l’arrivo delle festività, abbiamo pensato di farci raccontare il Natale in Maremma e le tradizioni festive dalla nostra Brunella, che ci allieta in cantina con i piatti più tipici, soprattutto in vendemmia, quando si pranza tutti assieme, o nelle occasioni speciali.

    Proprio durante questa chiacchierata Brunella è al lavoro nella cucina dei Vignaioli, sta stendendo la schiacciata per alcune classi in visita guidata, usando una bottiglia (senza etichetta) a mo’ di matterello.

    «Mia madre la chiamava la Vigilia delle sette cene», così esordisce Brunella, «perché si preparavano sette pietanze». Era una cena di magro, così anche se i piatti erano abbondanti, gli ingredienti erano semplici. Brunella si ferma un attimo a ricordare, poi subito ricomincia a lavorare e intanto racconta: «Si cominciava con i crostini con il cavolfiore, poi c’era la pasta e ceci, e poi ancora le tagliatelle con noci, zucchero e cannella».

    Quest’ultimo è un piatto natalizio che ha origini assai antiche, addirittura etrusco-romane – del resto non c’è da meravigliarsi, visto che gli Etruschi e i Romani hanno avuto un ruolo fondamentale per la Maremma. Risalirebbe all’antica festa pagana dei Saturnali che si celebrava dal 17 al 23 dicembre, e poi con l’arrivo del cristianesimo fu “convertito” a natalizio.

    «Poi c’era il baccalà con i ceci, poi…» Brunella si ferma di nuovo. «Poi non ricordo… Sai, oggi in realtà non facciamo più tutte queste pietanze insieme», confessa.

    Così questa era la Vigilia, così come la preparava la mamma di Brunella, e oggi lei continua con la sua famiglia.

    Il pranzo di Natale seguiva – e segue – tutti i canoni di un pranzo di festa. Dopo la cena di magro della Vigilia arriva l’abbondanza, con gli antipasti a base di crostini e affettati, il brodo di gallina e manzo – quello vero! – con i cappelletti, le lasagne, la pasta al forno. «Non ricordo di ricette che si facciano solo il giorno di Natale. Poi ognuno ovviamente ha tradizioni diverse, in ogni famiglia», spiega Brunella.

    Mentre chiacchieriamo si affacciano in cucina anche Leo – che trovate nel nostro punto vendita – e Lamberto – che invece si occupa dell’amministrazione – e con il loro arrivo inizia la carrellata di dolci natalizi, comuni alla più tipica tradizione non solo maremmana ma anche toscana. È tutto un elencare cantucci alla fiorentina, ma anche col Morellino – immancabile! – e poi ancora i cavallucci, fatti con i canditi, le nocciole e le mandorle, i ricciarelli e il panforte, e ancora la crostata di ricotta, la zuppa inglese e i datteri con mascarpone e  noci.

    Vien fame solo ad ascoltarli!

    «C’erano pure le melatelle, fatti col miele», aggiunge Lamberto, alla fine. Un dolce fatto in occasione della Befana, tipico in particolare di Buriano (qui trovate una ricetta).  E proprio ricollegandosi all’Epifania, Leo per finire ricorda:

    «I regali, da noi, li portava la Befana. La letterina a Babbo Natale si metteva tra il primo e il secondo piatto del babbo, che ogni anno faceva sempre la scenetta, si sedeva e poi quando vedeva che gli ballavano i piatti si chiedeva come mai, e alla fine trovava la letterina. Poi il giorno della Befana noi bambini ci alzavamo presto», dice, «e andavamo a vedere i regali sotto l’albero».